Se la letteratura è un continuo sfidare le norme per dare possibilità fattibili alla libertà umana, giacché la libertà del pensiero di ognuno di noi è determinata anche dalla letteratura, ci sentiamo di affermare che Bo afferra la capacità innata di Lorca, vale a dire di essere poeta di sé, di nascita nella tradizione ispanica, in quella antropologia più atavica del popolo spagnolo, ma al contempo di essere portatore di nuove processualità interpretative, di percorsi di scrittura decisi da sé per sé, «Uno scrittore che prenda direttive da se stesso, dentro se stesso è diventato uccello rarissimo» scriveva Bo pensando in quegli anni Sessanta forse proprio al suo Lorca. [...] La riflessione che esercita Bo sulla testualità lorchiana è ancora oggi di notevole spessore interpretativo, non unicamente per i soli processi traduttivi in italiano – che come sappiamo sono sempre un’ulteriore impronta di comprensione del testo –, bensì anche per la propria esegesi dell’opera lorchiana che non può non essere che un continuo ripensare quella sua personale poetica in una reiterata riflessione sulla poesia, ma anche dalla poesia. (A. G.)