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POESIA COLOMBIANA : Luisa Fernanda Trujillo Amaya

POESIA COLOMBIANA : Luisa Fernanda Trujillo Amaya

15 Luglio 2017
Luisa Fernanda Trujillo Amaya (Bogotá, 1960) è poeta e docente universitaria. Insegna Creazione Letteraria all’Università Centrale di Bogotá. Ha scritto due libri di poesia: De soslayo, prendada, pubblicato dalla “Fundación Palabra a Tiempo” nel 2010 e Trazo en sesgo la noche, uscito nella Collana “Un libro por centavos” dell’Università Externado de Colombia nel 2012. Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese e italiano e sono apparse in riviste e magazine in Colombia, Messico, Spagna, Italia e Bolivia.
A terra, l’uccello dimentica di cantare / En tierra, el pájaro olvida cantar è la sua ultima raccolta poetica, da noi pubblicata in un’edizione con testo originale a fronte e la traduzione di Emilio Coco.
«Come un animale intrappolato tra la veglia e il silenzio, così parlano queste poesie della musica tremenda che è la solitudine», così ha detto Fredy Yezzed a proposito di quest'opera. Lasciamo che siano i nostri lettori a giudicare, offrendo loro un assaggio di quest'ultimo lavoro di Luisa Fernanda.


 


9.
 
Prender fuego a la memoria
volverla ceniza colada en los rincones
 
Hacer de cada paso el bálsamo
regado en horas de distancia
hasta ver desfallecer el verde en el paisaje     
 
Detenida observo el vuelo de las aves
Buscan atajos
   ofrendan sus alas
       pierden su canto

 
 
 
 

 
9.
 
Appiccare il fuoco alla memoria
renderla cenere colata negli angoli
 
Fare di ogni passo il balsamo
innaffiato in ore di distanza
fino a veder svanire il verde nel paesaggio
 
Ferma osservo il volo degli uccelli
Cercano scorciatoie
    offrono le loro ali
         perdono il canto
 
 
 




 
18.
 
Ha muerto el pájaro aquél que copulaba con el viento en la mañana
Su vuelo había olvidado el Norte
A diario picoteaba el vidrio en mi ventana
 
De traspasar el viento
sus plumas se desmadejaban sobre el pavimento
Sus patas, de repujado cuero
habían asimilado el gris de la lluvia ácida
 
Ha muerto el pájaro aquél que copulaba con el viento en la mañana
Lo descubrí a la madrugada, al pie de la cornisa
El sereno congelaba en sus ojos el rocío
Su pico astillado apuntaba a mi ventana
 


 
18.
 
È morto quell’uccello che si accoppiava col vento la mattina
Il suo volo aveva dimenticato la meta
Tutti i giorni picchiettava il vetro alla mia finestra
 
Nell’attraversare il vento
le sue penne si sfibravano sulla strada
Le sue zampe, di un cuoio sbalzato
avevano assimilato il grigio della pioggia acida
 
È morto quell’uccello che si accoppiava col vento la mattina
L’ho scoperto all’alba, ai piedi del cornicione
L’umidità notturna congelava nei suoi occhi la rugiada
Il suo becco scheggiato puntava verso la mia finestra
 
 
 




 
29.
 
Un cielo de enero
Mi cabello húmedo, recién lavado
semeja la lluvia paramuna
las ramas de los sauces en los inviernos de octubre
Es tiempo de sequía
pero mi cabello es el refugio de la humedad del musgo
En el recuerdo el peine nácar de la abuela
cuando sentada en el patio de la casa
lustraba su cabello al sol con agua de manzanilla
Uno más de esos rituales que tenían las abuelas de antes
como leer en los primeros doce días del año la agenda predestinada para las cosechas
airear las almohadas, sacar de los armarios la ropa vieja, hacer circular las energías
o sacudir el polvo de la casa con un manojo de ramas de las siete hierbas
para alentar a los buenos espíritus habitar en ella
Los ritos han cambiado
Los remplaza la rutina
El motor de mi secador de pelo se ha fundido
y en el ventanal del piso once del aparta estudio donde vivo
no asoma ni un ápice de sol que quiera dejar su huella de bronce
en mi cabello húmedo de páramo




 
29.
 
Un cielo di gennaio
I miei capelli umidi, appena lavati
assomigliano alla pioggia delle Ande
ai rami dei salici negli inverni di ottobre
È tempo di siccità
ma i miei capelli sono il rifugio dell’umidità del muschio
Nel ricordo il pettine di madreperla della nonna
quando seduta nel cortile della casa
lucidava i suoi capelli al sole con acqua di camomilla.
Uno dei tanti rituali che avevano le nonne di prima
come leggere nei primi dodici giorni dell’anno il calendario dei raccolti
arieggiare i cuscini, tirare fuori dagli armadi la biancheria vecchia, far circolare le energie
o scuotere la polvere della casa con un fascio di rami delle sette erbe
per incoraggiare gli spiriti buoni ad abitarvi
I riti sono cambiati
Li sostituisce la routine
Il motore del mio asciugacapelli si è fuso
e al  finestrone dell’undicesimo piano del monolocale dove vivo
non si affaccia nemmeno un briciolo di sole che voglia lasciare la sua traccia di bronzo
sui miei capelli umidi di landa




 
Da: Luisa Fernanda Trujillo Amaya, A terra, l’uccello dimentica di cantare / En tierra, el pájaro olvida cantar, Traduzione di Emilio Coco, Raffaelli Editore 2017.
 
“Terza Pagina” è una rivista internazionale di cultura contemporanea diretta dall’editore Walter Raffaelli per gli amici della sua casa editrice.

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