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POESIA ITALIANA : Massimiliano Mandorlo

POESIA ITALIANA : Massimiliano Mandorlo

20 Maggio 2017
Siamo felici di presentare oggi ai nostri lettori l’ultimo sforzo poetico di Massimiliano Mandorlo, Nella pietra, pubblicato lo scorso marzo da Moretti&Vitali Editori.
Mandorlo, nato a Cattolica (Rimini) nel 1983, lavora presso la Biblioteca di Ateneo dell’Università Cattolica di Milano. Ha già pubblicato per le edizioni “Alla chiara fonte” (Lugano) Mareoltre (2009) e Cascina con nebbia con quattro disegni di William Congdon (2011), e con la nostra casa editrice la raccolta poetica Luce evento (2012), la cui prefazione era stata curata da Uberto Motta.
Quest’ultimo lavoro, Nella pietra, che – va detto – si avvale di una preziosa e puntuale postfazione stesa per la mano sapiente di Giancarlo Pontiggia, è certamente denso eppure estremamente essenziale: numerosi e vari sono gli spunti (luoghi cari come Rimini, Milano, la Sicilia, il fascino di artisti quali William Gongdon e Gino Covili, maestri come Dante in primis e poi soprattutto Luzi, a cui Mandorlo ha dedicato i suoi studi, ma anche le Sacre Scritture e in generale il linguaggio liturgico, persone care, vive e morte, insieme a quanti – specialmente sofferenti – l’autore incontra ogni giorno, le notizie di cronaca); ridotte al minimo sono invece le immagini e le parole-chiave che ne costituiscono l’ossatura, in particolar modo il mare e la pietra, dai quali i versi di Mandorlo sembrano aver ereditato lo stesso scivolare, il medesimo rotolare uno sull’altro.
Per penetrare quest’opera, come bene indica Pontiggia, è sufficiente e insieme indispensabile rileggere l’esergo di Teilhard de Chardin posto in apertura della quinta sezione della raccolta: «Il mondo minerale. Mondo molto più elastico e mobile di quanto potesse sospettare l’antica scienza. Noi conosciamo ora, nelle rocce più compatte, una perpetua trasformazione delle specie minerali vagamente simmetrica alla metamorfosi degli esseri viventi.» Appare chiara allora la sostanziale compenetrazione tra animato e inanimato, che pervade non solo quest’opera ma, agli occhi di Mandorlo, l'intera Creazione, il loro identico partecipare del soffio vitale: «L’autore concepisce l’organismo del libro attorno all’immagine cangiante della pietra viva, declinandola di volta in volta secondo le molte crepe e i molti rivoli che la attraversano, eletta a simbolo di ciò che resiste eppure cambia, docile e insieme immota, ferma e mutevole come i fondali marini e come quella “muta stasi o perenne divenire” che è in fondo la dinamica stessa della Creazione.» (Dalla postfazione di G. Pontiggia).
Di seguito riportiamo tre poesie tratte da Nella pietra, rispettivamente quella con cui l’opera si apre, Subacquea FS, che dà inizio alla quinta sezione, e quella che chiude la raccolta.






Vento di novembre, vento che porti
tra le braccia verdi dei cipressi
le voci dei miei morti, dei miei vivi,
di chi dorme o in silenziosa attesa
veglia dietro la crosta appena arata
di questo corpo sconfinato.
Chiedono di me nel vento, chiedono
notizie dei miei trent’anni appesi
a un filo di sole, ad una gioia inseguita
come vento che rade ed illumina
d’inverno i tunnel delle autostrade.
Ascolto i suoi respiri ritmare
il tempo nella stanza e penso
alla forza azzurra delle maree,
ai suoi due occhi da custodire
 
per millenni e millenni ancora.
 
 
 
 
 
 
 
Subacquea FS
 
 
Ho visto stormi di rondini impazzite
 
tuffarsi tra i vetri della Centrale
cavi elettrici        motori
                             dolly warden,
peccatori ubriachi           santi
inginocchiati all’ombra del binario 21,
ho visto la donna muta coi dreadlocks
imprigionata come nera farfalla
nel suo giubbotto multicolore,
la fede dei miei padri messa alla prova
e tutto il buio necessario
perché la disperazione
fosse tramutata in luce.
 
e ho visto un uomo
con arterie lucenti come fiumi
baciare sulla fronte un’esile regina
due occhi paralitici risorgere
come Lazzaro
nel ventre oscuro
della grande stazione Centrale.
 
 
***
 
la sfiorano
azzurri flash di luce sul dorso
attraversano l’oscuro
groviglio di lamiere e costole
lei conosce
dai neri abissi marini
il ritmo d’ogni respiro umano
la notte
quando vitrea scintilla
sui treni
di questo
disperato acquario
 
 
***
 
si accascia
sul pavimento,
conta i secondi luminosi
esplosi in lui
come un continente
alla deriva,
reclina la testa
sbava
parole ed alcool
nell’orrenda stiva
di un treno
proiettato nel Duemila
 
 
***
 
«la gioia»
                        s’illumina a un tratto
aggrappato alle maniglie del convoglio
lo colpiscono di sbieco le fredde luci
di una stazione prossima alla meta,
continua il viaggio nel ventre d’acciaio
d’una Milano senza requiem
Lanza
      Garibaldi
                 Centrale
e già lo investe
con la sua forza azzurra
di fiume imprevedibile.
«tieni fede a ciò che esiste.
Tieni fede a ciò che è umano».
 
 
 
 
 

 
Fondali               di quale oceano
       riemersi       da quale storia?
Mio cuore, mia pietra
accarezzata dai venti
       levigata dal fiume
è questa l’opera che si compie
con cura e saggezza minerale
       fondali ora atolli
di bianca dolomia e canyon…
 
essere pietra, accogliere
dentro di sé
              la doppia ricchezza
di gloria
              di gloria
ed erosione.
 

 


 
Massimiliano Mandorlo, Nella pietra, Moretti&Vitali Editori, Bergamo 2017.
 
 
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