La poesia di Susanna Piano si caratterizza per un originale equilibrio tra elementi della tradizione e usi linguistici e metrici della contemporaneità. La coniugazione delle parti resta come sospesa in una sorta di contratto pudore dentro il quale regna sempre la tenera misura. E la tenera misura le vale una volta di più, in questo libro compatto e monotematico, nel volersi misurare con la grazia delle figure e la chiarezza spaziale della pittura del Beato Angelico, riuscendo a pareggiare con le parole l’uso sublime della luce, i colori puri e la prospettiva rigorosa del maestro a cui si volge in un confronto straordinario la sua ispirazione. Capace, a sua volta, di trovare l’illuminazione di cui si è fatto interprete il pittore. A maggior ragione, proprio per quell’equilibrio stilistico tra tradizione e novità, al poeta riesce in versi di tradurre la fusione tra spiritualità medievale e nuovo linguaggio rinascimentale che il pittore ha realizzato sulla tela. Con rara e sottile sensibilità il percorso del libro ci riconsegna, attraverso il parallelo della poesia, alla luce raffinata, quasi divina, che modella i volumi nei colori accesi e preziosi dei quadri del Beato Angelico, che dal suo retroterra tradizionale introduce prospettiva geometrica e plasticità da innovatore restando sublime custode delle “cose celesti”. L’intera straordinaria impresa si compie nella tenerezza, che si realizza, espressivamente, come eleganza di strutture, delicatezza di modi e di toni, flessibilità melodica, leggerezza di immagini. Il tutto avviene come attraverso un vetro, insieme filtro ed evidenziatore, e dunque senza sfilacciature e morbidezze formali, ma in una purezza cristallina che ha già fissato un suo distacco dal sentimento delle cose pur partecipandovi nel più profondo. (Dalla Prefazione di Paolo Ruffilli)