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anno 5 - N° 17
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POESIA STATI UNITI : Daniel Mark Epstein

POESIA STATI UNITI : Daniel Mark Epstein

27 Febbraio 2020
Poeta, drammaturgo e biografo americano, autore di best-seller come The Ballad of Bob Dylan, si dedica dagli anni '70 alla poesia coniugando perfettamente eccellenza formale, freschezza e intensità emotiva. Simone Dubrovic ha recentemente curato per noi Dall'alba al crepuscolo. Poesie 1967-2014, edizione italiana delle liriche di Epstein pubblicate in Dawn to Twilight (Louisiana State University Press, Baton Rouge 2015), a cui sono state aggiunte Raffaello e Il traghettatore, pubblicate rispettivamente in Spirits (The Overlook Press, New York 1987) e in The Boy in the Well (The Overlook Press, New York 1995). Vi offriamo tre tappe del percorso che l'autore traccia in questa sua raccolta: buona lettura.
La lettera dell’esilio

Per prime ho lasciato indietro le città, poi
gli affollati campi di grano, e infine le donne
perché non potevo sopportarne 
la solitudine. Lontani roteano, indietro,
e le campane balbettanti e le sirene isteriche
escono in fretta dalla portata d’orecchio,
lamentose come bimbi abbandonati.

Il Paradiso si stende ancora molto oltre i miei mezzi,
all’inferno posti vacanti non ci sono – 
nessun maledetto luogo dove andare ora,
né una benedetta cosa rimasta da fare.

E a questa distanza non sono meglio
di un fotografo suonato, che si dimena, 
in cerchi che si allargano, a una riunione di famiglia,
su e giù su un solo ginocchio,
comprimendo generazioni ammassate
e sfuggendone la gravità.

Corpi schiacciati in strada, immobili,
attendono i venti, piaga della tarda primavera:
aria fredda di morte per allontanare la carestia,

mentre sono naufrago sulla terra, a poche miglia dall’acqua,
sentendo più felicità di quanto si possa sapere,
sperando che una pagliuzza di luce solare, bucando una nuvola,
riesca a puntellare il cielo, ancora per qualche ora.


 
Scalando

Quando rinunciò alle montagne si fece
lavavetri, issandosi su corde e carrucole
a cinquanta piani sulla strada. L’amore del cielo
        è una dipendenza come rubare
veloci il tempo dalla tonda prigione dell’orologio.

Ama finestre alte. Le lascia per ultime,
guardando giù il traffico, strisciando su lavoratori
la cui visione pulisce in uno sciacquo, come un vetro fresco.
I piccioni oscillano come burattini sotto le sue mani.
        Ma pensa a sotto?

Ama la paura del difetto nascosto
      nel ponteggio, la crepa su un’asse sleale?
Pensa al viaggio fatale
        tra il suo vivere e morire? No.
Guarda, dentro, i contabili che annuiscono, ammicca

a una stupita segretaria a cui sfugge il fascicolo.
Guarda per miglia di tetti riflessi,
        il cielo specchiato sull’invisibile finestra.
È come volare sulla superficie della nostra brama
               di un visibile orizzonte.
 
A mezzogiorno le finestre più in alto sono chiare come una risposta,
              al tramonto puro oro,
di notte puro blu lunare.
Tristemente scende giù con l’ascensore
e ricomincia ai piedi del muro cieco.


Chi è l’estraneo che mi raggiunge

Chi è l’estraneo che mi raggiunge
In una strada buia e mi batte sulla spalla?
Mi volto e non c’è nessuno se non io,
E le luci, accese, nella casa all’angolo.

Conosco il momento del risveglio,
A volte da un sogno, soprattutto dal puro
Silenzio e dall’oscurità. Ma mai fui capace
Di discernere il momento in cui discende 

Il sonno e prende il libro dalle mie mani,
La luce dal comodino, la mano dell’amata
Dalla mia. È un mistero imperscrutabile
Come la Morte, che credo sarà così gentile

E fugace, angelo guida di smarrito fantasma.
Per sempre mi interrogherò su tutto questo,
Bambino che sbatte gli occhi allo specchio,
Per intravedere me stesso a occhi chiusi.
 
Traduzione di Simone Dubrovic
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