La scrittura di padre Francesco Maria Acquabona si muove in territori formali che a un primo impatto possono sembrare molto pacati, in liminale equilibrio, ma che nascondono in realtà un fondo sismico. Piccole complicate esistenze è infatti un romanzo del ‘sottosuolo’ [...] L’opera prende in carico la tematica dei vizi capitali e si colloca a pieno titolo in una tradizione morale e allegorica che affonda le proprie radici tanto nella teologia e nella mistica cristiana quanto nella letteratura occidentale (si pensi a La corte del diavolo di Ivo Andri o a I sette peccati capitali di Fernando Savater). La classificazione delle cattive inclinazioni – superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria – ha avuto nei secoli una funzione interpretativa delle dinamiche interiori e sociali dell’individuo. Il romanzo di Acquabona, lontano da ogni tentazione di didatticismo, apre un dialogo con questa tradizione, pur muovendosi in un paesaggio contemporaneo venato dal ricordo, dalla reintegrazione e dal fallimento. [...] (dalla Postfazione di Alberto Fraccacreta)