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Le raffigurazioni del Tempio Malatestiano

  • Lingua italiano
  • Pagine 91
  • Formato pdf (digitale)
  • Anno di pubblicazione 2000-2020
  • A cura di Moreno Neri
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Il testo del primo saggio di Charles Mitchell è la traduzione della versione in inglese pubblicata con il titolo The Imagery of the Tempio Malatestiano in “Studi Romagnoli, II, pp.77-90, Faenza 1951 anche se qui reca una data successiva, indicata in calce dallo stesso Mitchell. Nelle numerose citazioni latine si è conservata l’originale grafia antica che traslittera v con u, a differenza di quanto avviene nel successivo testo.
Il secondo saggio è la ristampa di Il Tempio Malatestiano, in “Studi Malatastiani”, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Studi Storici - Fasc. 110-111, pp. 71-103, Roma 1978. Quest’ultimo è il testo della conferenza, tenutasi nella Sala dell’Arengo a Rimini, il 6 dicembre 1968.
Tra le fonti letterarie, ispiratrici dell’apparato del Tempio Malatestiano, Mitchell ritiene che esse vadano rinvenute, oltre che nelle opere di Macrobio, anche in quelle di Platone, Porfirio, Giamblico e Gemisto Pletone. Le varie parti, ispirate al tema solare, avrebbero dovuto vedere, a conclusione dell’edificio, al centro della grande rotonda cupolata, un occhio aperto al sommo della volta. Così come per Del Piano, il soggetto della decorazione del Tempio è “la storia immortale della religiosità umana”, storia che sarebbe illustrata nelle sue tappe fondamentali, dalle dottrine esoteriche dell’Egitto, della Caldea, della Giudea, dell’Etruria e della Grecia nelle varie cappelle, fino al trionfo di Gesù. 

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