Definito da Giorgio Agamben «il più grande poeta civile della sua generazione», e da Stefano Verdino «uno dei poeti italiani più importanti dei nostri giorni»; «uno dei pochi con un’udienza internazionale», e nondimeno da Vittorio Coletti segnalato per la straordinaria innovazione linguistica, posto che: «da decenni, in sostanza da un secolo, la poesia italiana non trovava un autore così deciso a rifondarne la lingua, a esplorare le potenzialità nascoste di quella comune, a farsi un vocabolario suo come necessità espressiva», Eugenio De Signoribus è anche un figlio di Urbino, città dove ha studiato e si è laureato, e dove ha coltivato importanti amicizie come quella con Paolo Volponi e con Ercole Bellucci. Ma è soprattutto figlio delle Marche, per la quasi nativa eredità leopardiana che vive in lui e in lui risuona (del Leopardi morale e civile, visibilmente).
Con un poema di respiro universale, De Signoribus è giunto, in questo 2025, ad una riscrittura della propria poesia e della storia degli anni che precedono e seguono il passaggio del millennio, anni che sappiamo insanguinati dall’oltraggio ai popoli più deboli e all’intero equilibrio ecologico del mondo. Ceneri germogli ceneri è infatti opera che ritesse, rinnovandola nelle parole e nell’architettura, non meno che con materiali inediti, tutta la storia personale di questo poeta che è anche, evidentemente, una storia di vita e di realtà corale: di smarrimento e di residua salvezza. Per queste motivazioni, l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, congiuntamente alla Fondazione Carlo e Marise Bo per la Letteratura europea moderna e contemporanea – con l’intenzione di rendere omaggio a una figura luminosa e identitaria della propria storia recente – attribuisce a Eugenio De Signoribus il suo massimo riconoscimento, il Sigillo d’Ateneo. (Dalla Motivazione del conferimento di Giorgio Calcagnini, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo).