Già dai suoi “quasi film” per la televisione, Claudio Sestieri ha mostrato un’attenzione all’immagine e al confronto tra spazi e personaggi, insolita per il cinema italiano. Una tendenza ribadita e sviluppata nel suo primo lungometraggio per le sale. Ripensare Dolce assenza oggi può dunque permettere di analizzare un oggetto-cinema capace, al tempo stesso, di farci rivivere la stagione degli anni ’80 e di proiettarci su quanto è accaduto nei decenni seguenti. Come dire che, per raccontare un’epoca e leggere la trama del tempo, a volte può vedere più lontano lo sguardo del visionario che quello del realista.