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Detto d'Amore

  • Lingua italiano
  • Pagine 25
  • Formato pdf (digitale)
  • Anno di pubblicazione 2021
  • A cura di Walter Raffaelli
€ 1,00
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Detto d'Amore è un poemetto attribuito a Dante; la storia esterna è per molti lati simile a quella del Fiore. Esso ci è conservato, lacunoso, su quattro fogli membranacei legati, insieme ad altri frammenti di antichi manoscritti, nel codice Laurenziano-Ashburnhamiano 1234. Qui lo scoprì S. Morpurgo, che ne pubblicò una prima edizione sul “Propugnatore” del 1888. A lui si deve anche il titolo con cui il componimento è noto (il termine detto appare ai vv. 3 e 459). Il poemetto si può considerare come un’esauriente trattazione e quasi summula dell’amor cortese, condotta secondo un disegno originale e autonomo rispetto al Roman de la Rose, anche se di qui vengono tratti in larga misura i brani che lo compongono (in particolare gli episodi di Ragione e di Ricchezza, e i finali comandamenti di Amore). Esso si divide in due parti, di cui la prima (fino al v. 270) tratta degli aspetti psicologici di Amore, la seconda di quelli sociali. Nella produzione giovanile dantesca, il Detto rappresenta un momento di trapasso dai modi lirici tradizionali alla nuova poetica stilnovistica. Il trapasso si attua di fatto sotto il magistero del Guinizzelli (cui il Dante della Commedia riconoscerà poi il privilegio di padre nella sua formazione poetica). La lezione del primo Guido si esprime nella particolare interpretazione dei temi euristici tradizionali, come nell’intenzione stessa della lode che occupa il centro del poemetto, e nella rappresentazione della donna come centro di un miracolo (o meglio ‛incanto’) di natura (cfr. i vv. 239-245).

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