Confucio

Confucio
La visione di Confucio (551-479 a.C.) si fondava sui principi di un’etica individuale e sociale basata sul senso di rettitudine e giustizia (義), sull’importanza dell’armonia (和) nelle relazioni sociali, codificate secondo precise norme etiche e rituali (禮) mutuate dalla tradizione culturale dell’antichità.
L’insegnamento di Confucio fa perno sull’esempio. Il testo dei dialoghi è costellato di enunciazioni di principi morali, esempi di buona condotta, brevi aneddoti e dialoghi composti di poche battute. Non proponeva un insegnamento sistematico, ma invitava i suoi discepoli a riflettere profondamente su se stessi e sul mondo, approfondendo la conoscenza del passato da cui trarre insegnamento tramite lo studio degli antichi testi. Egli si presentava come un “messaggero che nulla ha inventato”, il cui compito è quello di trasmettere la sapienza degli antichi.
Grande importanza viene data ai sentimenti di lealtà ed empatia nei confronti del prossimo, all’apprendimento inteso come percorso di studio, pratica e riflessione per il miglioramento di sé e della comunità umana. Il primo frammento con cui inizia il libro si apre proprio col carattere cinese che indica lo studio, xué (cinese semplificato: 学, cinese tradizionale: 學).
Confucio non ha lasciato opere scritte di suo pugno, I dialoghi (論語; Lúnyǔ; letteralmente: “Conversazioni modificate”), è una raccolta divisa in 20 sezioni di detti e idee attribuiti al filosofo e ritenuti compilati e scritti dai discepoli e seguaci del Maestro, esempi da seguire a cui rifarsi per ritrovare un cammino degno dell'uomo.