Magda Cârneci è una figura di riferimento della cultura rumena: scrittrice, saggista, traduttrice e storica dell’arte. Ha preso parte attivamente alla Rivoluzione del dicembre 1989 e, negli anni successivi, ha partecipato alla vita politica e culturale della Romania. Nel 1997 ha conseguito a Parigi un dottorato di ricerca in storia dell’arte.
Impegnata anche come attivista socioculturale, è stata presidente del GDS (Gruppo per il Dialogo Sociale, associazione che riunisce noti intellettuali) e del PEN Club Romania tra il 2011 e il 2019. Fa parte del Parlamento Culturale Europeo (ECP) e del Parlamento delle Scrittrici Francofone (PEF).
Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi libri di poesia, saggistica, narrativa e storia dell’arte. È stata ospite di molti festival internazionali di poesia e i suoi testi sono stati tradotti in varie lingue e inclusi in diverse antologie. Ha dato alle stampe raccolte poetiche in francese, spagnolo e olandese; in inglese sono apparse le raccolte Chaosmos (2006) e A Deafening Silence (2017).
Il romanzo femminista FEM è stato candidato a diversi premi letterari in Romania; tradotto in francese nel 2018 e in inglese nel 2021, è arrivato finalista nel 2022 al PEN America Translation Award. Nel 2019 lo Stato francese le ha conferito la Legione d’Onore.
In romeno ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: Hipermateria (1980), O tăcere asurzitoare (1984), Haosmos (1992), Poeme politice (2000), Haosmos și alte poeme (antologie, 2004), Poeme trans (2012), Viață (2016), Opera poetică (2017), Vremea poemului înalt (antologie, 2022), Insurecții/ Incantații (libro sonoro, 2023). Ha tradotto in romeno vari poeti francesi e inglesi. Per Raffelli Editore nel 2025 è uscita anche l’opera TRANSNEURONALE, con prefazione e traduzione di Giovanni Magliocco.
Sue poesie tradotte in italiano sono state pubblicate in "Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea" n.10, Raffaelli Editore, 2024, nella traduzione di Giovanni Magliocco. Di seguito trovate alcuni di questi testi:
(haosmos)
pântecul, inima, ochii,
atâtea uşi infinite, deschise
cândva într-o unică bucurie
atâtea cărţi aruncate în flăcări şi
vântul cosmic măturând răsfiratele pagini,
răsfirate planete alunecând, depărtându-se
şi noi am fost cândva în trupul universal
şi noi am privit chipul desfigurat
paie, cenuşă, pulbere cosmică,
atâtea aşchii dintr-o formă indestructibilă
devorată de praf
atâtea cuvinte pierdute dintr-o limbă senină,
şi ele au fost cândva în poala caldă a logosului,
şi ele au strălucit cândva de acelaşi surâs
desfigurată lumină nu ne uita
scrie-mi trupul pe lume
poate s-o vindeca.
(caosmo)
il ventre, il cuore, gli occhi,
tante soglie infinite, schiuse
un tempo in un’unica gioia
tanti libri lanciati nelle fiamme ed
il vento cosmico che spazza via le disperse pagine,
dispersi pianeti che scivolano, allontanandosi
anche noi siamo stati un tempo nel corpo universale
anche noi abbiamo guardato il volto sfigurato
paglia, cenere, polvere cosmica,
tante schegge da una forma indistruttibile
divorata dalla polvere
tante parole perdute in una lingua serena,
anch’esse sono state un tempo nel grembo caldo del logos,
anch’esse hanno brillato un tempo dello stesso sorriso
sfigurata luce non dimenticarci
scrivi il mio corpo sul mondo
forse guarirà.
(abolind veacul)
Abolind veacul, ora
o umanitate subţire ca o pânză freatică,
o spumă bolnavă, dulceagă şi roşie
ca un sânge migrat
într-o necunoscută licoare,
turnat în tipare necunoscute
abolind trupul, celula lui crâncenă,
proliferarea bezmetică, teama, dragostea, ura
zidirea în sine, în torpoarea inexpugnabilă
incendiindu-mi fărâmă cu fărâmă instinctul
distrugând cătuşa terorii
dezmărginire negru nucleu
lumină însângerând întunericul
iată cenuşa,
locuieşte nicăieri, pretutindenea,
e vie şi moartă, ştie, nu ştie că ştie,
luminează şi-ntuneca locul unde se-aşează,
râde deodată şi plânge,
uneori înalţă o mână
locuieşte în urlet.
(abolendo il secolo)
Abolendo il secolo, l’ora
un’umanità sottile come una falda freatica,
una schiuma malata, rossa e dolciastra
come un sangue migrato
in un ignoto liquore,
versato in modelli ignoti.
abolendo il corpo, la sua cellula atroce,
la proliferazione confusa, l’amore, l’odio, il timore,
il muramento in sé stessi, nel torpore inespugnabile
che frammento per frammento m’incendia l’istinto
distruggendo i ceppi del terrore
uscita dalla limitatezza nero nucleo
luce che insanguina il buio
ecco la cenere,
non dimora in nessun luogo, dappertutto,
è viva ed è morta, sa, non sa di sapere,
illumina ed offusca il luogo dove si posa,
ride e piange
a volte leva una mano
abita nell’urlo.
(trup viu în vid)
Trup viu în vid, plasmă extatică,
flacără exilată de sinele său,
mare de întuneric, exhalată din lut,
unde odată se putea adormi, exhalată
din timp şi lagune şi spaţii concentrice,
nicăieri acasă niciodată
Să fug, umbra se desparte de carne,
şi apusuri şi aurore, să fug, şi pământul
o picătură albastră, degetele părăsite în golf,
să fug, să mă privesc de sus, de departe
Dezgolită ca un miez devorându-şi membranele
cad din eu
cad din nume
cad din privire
mă arunc înăuntru
înăuntrul e mai nemărginit, mai nimicitor
ca o mare
întuneric, patrie cosmică
(corpo vivo nel vuoto)
Corpo vivo nel vuoto, plasma estatico,
fiamma esiliata dal suo sé,
mare di buio, esalato dall’argilla,
dove un tempo ci si poteva addormentare, esalata
dal tempo, dalle lagune e dagli spazi concentrici,
mai a casa in nessun luogo
Fuggire, l’ombra si divide dalla carne,
e tramonti ed aurore, fuggire, e la terra
una goccia azzurra, le dita abbandonate nel golfo,
fuggire, guardarmi dall’alto, da lontano
Svuotata come un midollo che divora le proprie membrane
cado dall’io
cado dal nome
cado dallo sguardo
mi lancio all’interno
l’interno è più sconfinato, più distruttore
come un mare
buio, patria cosmica