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POESIA ROMENA : Dinu Flămând

POESIA ROMENA : Dinu Flamand

27 Aprile 2018
Il poeta romeno Dinu Flămând, classe 1947, alla fine degli anni ’80 ottenne asilo politico a Parigi, da dove denunciò il regime oppressivo della Romania sulla stampa francese e alla radio. Tornò in Romania dopo la caduta del comunismo divenendo personaggio di spicco nell’ambito della letteratura romena e pubblicando volumi di poesie, di traduzioni e di saggi. Oggi è un poeta affermato: nel 2011 è stato anche insignito del Premio nazionale Mihai Eminescu.
Venerdì scorso, 20 aprile, all’Università Ca’ Foscari di Venezia, abbiamo presentato in anteprima, nell’ambito del Festival internazionale Incroci di Civiltà, l’edizione italiana del suo Umbre și faleze (Ombre e falesie), pubblicato per la prima volta nel 2010 e oggi finalmente disponibile nella traduzione italiana della Prof.ssa Smaranda Bratu Elian. Il volume, di cui siamo particolarmente fieri, è inoltre illustrato dalla brava fotografa Savina Tarsitano. Il prossimo 11 maggio sarà presentato alla Fiera del Libro di Torino e in seguito al Festival Intarnazionale di poesia di Bucarest.
Quella che di seguito riportiamo è la poesia di apertura di Ombre e falesie.





cum cele şapte culori în lumină ascunse
în întunericul meu locuiţi
umbre
cu feţele voastre interioare
 
şi precum
frunza
         moartă
   îşi
        devine
                         elicea
                              căderii
în
mine cădeţi – morţi ai mei –
când planaţi
în afara timpului
 
deşi oasele voastre orfice
încă
mai răscolesc pământul
 
iar eu încep să miros
a piatră plânsă şi mă zbat
cu mâinile legate pe dinlăuntru
 
vibrând
când traversaţi prin mine spre un
niciunde
abia de voi zărit
 
şi mă aflu deja plecat
în timp ce încă rămân viaţa voastră
din culorile invizibilului
 
 
 
 
*
 
iar de îndată ce intru în somn
cu nările dilatate de întuneric
voi şiroiţi din pliurile memoriei
pe linia
unde pământul şi norii fac schimb
de miraje
 
oare cu ce necunoscute vouă ofrande
să vă mai pot chema
în ţinuturile de-odinioară?
 
devine o joacă
a apei cu focul
această opinteală a
incomunicabilului
 
elan al stingerii
 
 
 
 
*
 
iar eternitatea ni se arată
ca o bogată
diversitate a imposibilului
 
lenţi şi vinovaţi de vinovăţie
continuăm să ne înfăţişăm zorilor
când evaporarea luminii
mângâie coaja pietrelor
 
şi precum surzii pot să audă muzica
prin oasele lor
cu întunericul nostru simţim şi noi
umbrele
 
devenite frig al trecutului
 
 
 
 
*
 
tăcerea lăţoasă – bătrâneţea
acestei singurătăţi fumegând
ca lâna pe oaia rămasă-n ploaie
 
ţine de cald sufletului
umedă la atingere
 
iar de crescut din trup îţi mai creşte
doar umbra
întinsă lung pe faleză
 
semn că soarele îţi apune
 
iar de crescut din suflet îţi mai creşte
doar spaima
 
frica vitală

 
 
 
 
 
 




 
come i sette colori nella luce nascosti
dentro la mia oscurità abitate
ombre
con i vostri volti interni
 
e come
la foglia
morta
      diventa
la propria
        elica 
  cadendo
in me
cadete – voi morti miei –
quando veleggiate
fuori dal tempo
 
benché le vostre orfiche ossa
tuttora
stravolgono la terra
 
e io comincio a saper
di pietra lacrimosa e a divincolare
le mani legate al di dentro
 
vibrando
quando mi attraversate avviati verso un
nondove
appena scorto da voi
 
e mi sento già partito
mentre continuo ad essere la vostra vita
nei colori dell’invisibile
 
 
 
 
*
 
e non appena mi addentro nel sonno
le narici dilatate dall’oscurità
voi cominciate a grondare dalle pieghe della memoria
lungo la linea
dove la terra e le nuvole si scambiano
miraggi
 
con che sconosciuti a voi doni
vi potrei ancora chiamare
nei luoghi di un tempo?
 
diventa un gioco
dell’acqua col fuoco
questo affannarsi
dell’incomunicabile
 
slancio dello spegnimento
 
 
 
 
*
 
e l’eternità ci si mostra
come una ricca
varietà di impossibili
 
lenti e colpevoli di colpevolezza
continuiamo ad affacciarci all’alba
quando lo svaporamento della luce
accarezza il guscio delle pietre
 
e come i sordi possono sentire la musica
nelle ossa
pure noi nella nostra oscurità sentiamo
le ombre
 
fatte gelo del passato
 
 
 
 
*
 
il silenzio velloso – la vecchiezza
di questa solitudine fumigante
come la lana della pecora rimasta sotto la pioggia
 
riscalda l’anima
umida al tatto
 
e il tuo corpo più non mette altro
che l’ombra
lunga stesa sulla falesia
 
segno che il tuo sole tramonta
 
e la tua anima più non mette altro
che lo spavento
 
la paura vitale









 
Da: Dinu Flămând, Umbre și faleze / Ombre e falesie, Raffaelli 2018.
Traduzione di S. Bratu Elian. Illustrazioni di S. Tarsitano.

 
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