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POESIA ITALIANA : Gabriele Vezzani

POESIA ITALIANA : Gabriele Vezzani

17 Aprile 2018
Nella quarta di copertina della sua prima raccolta poetica, Gli angeli monotoni, che giusto lo scorso marzo abbiamo avuto il piacere di pubblicare, Gabriele Vezzani dice di sé soltanto questo: che è nato a Modena nel 1996. Ma la giovane età e lo scarno “curriculum” non vi ingannino: la parola poetica di Vezzani è già pienamente matura e perfettamente puntuale. Valerio Grutt, che del libro ha scritto la prefazione, del suo autore dice: «Vezzani è un meticoloso narratore del caos, un precisissimo giovane visionario, che ha scelto coraggiosamente la forma del poema come opera prima. [...] La (sua) poesia cerca uno spazio libero dell’essere, la propria autenticità, qualcosa che possa scardinare davvero il buio. E vuole fare questo conoscendolo, visitandolo nelle sue profondità, riconoscendo che le stelle sepolte sono corpi divorati dalla gioia». Di seguito, per i nostri lettori, l’incipit di questo poemetto.







Quando ti sentirai chiamare, considera:
la voce è nata dalla sua stessa notte
e tu corri verso un fondo rovesciato.
 
Ma fermati qui e avremo l’istante
che devasta il paesaggio delle ore
 
Sono stanze piene di nebbia
e fra la noia cadrà una buonanotte e anche
fra le parole e gli occhi rotolati
sopra il tavolo di un bar. E i ritorni
pieni di sete e ubriachi e berremo
il mattino versato di altri occhi.
 

Qui fermo. Considera
che niente è superfluo e niente è nuovo
 
che s’alzerà dai sepolcri della luce chi
uguale a te, ha risposto
e il sole gli tramonta nella gola.
 
 
 



 
 
 
 
 
(1)
 
la scena è una stanza vuota con due occhi enormi sul
soffitto.
Vento. Inquadrati/e:
    le luci spente (lampioni)
    un posacenere alla finestra e
vetri per terra.
 

                               
             “Però
quando…
 
…Se è successo dev’esserci stato un suo tempo”
 
Il vento
quando posò, la fossa fu un grido insepolto
 
e cori aperti dei tunnel
e voci strane nelle insegne –gonfiate.
 
Scendere ai fuochi di un bar
nei semi di fiamma. C’era  
della musica,
la cenere del bianco nei lampioni.
 
poi con gli occhi bruciati dal sonno:
 
“è l’alcol
    è la vodka che fa camminare strano
strisciando con l’anima l’asfalto”
 
 









Da: Gabriele Vezzani, Gli angeli monotoni, Raffaelli 2018.


 
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