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POESIA FRANCESE : Yves Bonnefoy

POESIA FRANCESE : Yves Bonnefoy

20 Ottobre 2017
È stato nel 2013, l’ultima volta che mi sono cimentato con un torchio a stella nella stampa di una pietra litografica, non lo facevo da vent’anni, ma quell’occasione era davvero ghiotta: Teresa Maresca, raffinatissima artista, voleva cimentarsi con la tecnica della litografia per produrre due opere particolari – in pochi esemplari, ciascuno diverso dall’altro. Avrei voluto conoscerla prima, al tempo del mio vecchio laboratorio, fucina di sperimentazioni e di sogni. Le litografie sarebbero state abbinate a una poesia di Yves Bonnefoy e a una di Roberto Mussapi. Inoltre, il francese avrebbe tradotto l’italiano e viceversa. Meraviglioso!
Ne è nata una splendida edizione d’arte intitolata Un sogno di pietra, stampata in soli dodici esemplari firmati poi dai tre artisti. Avremo modo di riproporre la poesia di Mussapi in un’altra occasione, ve lo prometto: adesso si vuole ricordare e ringraziare Yves Bonnefoy, che ci ha lasciati, ed eccovi quella sua poesia in lingua originale e nella traduzione che fece l’amico Roberto. (W.R.)
 




LA BEAUTÉ
 
 
Suis-je belle, ô mortels,
Comme un rêve de pierre ? Non, ce n’est pas
Ce triste assentiment que j’attends de vous.
L’enfant pleure sur le chemin et je l’oublie,
 
Ne suis-je la beauté
Que parce que je flatte votre rêve ?
Non, j’ai au fond de moi des yeux grand ouverts,
Je suis tapie, effrayée, je suis prête
 
À me jeter en avant, à griffer,
Ou à faire la morte si je sens
Que ma cause est perdue dans vos regards.
 
Demandez-moi d’être plus que le monde.
Souffrez que je ne sois que ce corps inerte,
       Pansez-moi de vos vœux, de vos souvenirs.
 
 
Ives Bonnefoy
 
 






 
LA BELLEZZA
 
 
Sono bella, o mortali,
come un sogno di pietra? No, non è questo
triste consenso che da voi mi aspetto.
Il bambino piange sulla strada e io lo dimentico.
 
Non sono io tale, io la bellezza    
solo perché blandisco il vostro sogno?
No, ho al fondo di me grandi occhi aperti,
sono battuta, spaventata, sono pronta
 
a gettarmi in avanti, a graffiare,
o fare il morto se io sento
che la mia causa è perduta ai vostri occhi.
 
Chiedetemi di essere di più del mondo,
soffrite che io sia solo questo corpo inerte,
e con i vostri voti, e ricordi, medicatemi.
 
 
Traduzione di Roberto Mussapi





 
Da: Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 4 (2016), Raffaelli Editore.



 
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