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POESÍA DE CHILE : Verónica Jiménez

POESÍA DE CHILE : Verónica Jiménez

10 Ottobre 2016
Presentiamo oggi alcune poesie di Verónica Jiménez (Santiago del Cile, 1964) dal libro Nada tiene que ver el amor con el amor, pubblicato da Piedra de Sol Ediciones a Santiago nel 2011, e da noi, a cura di Sabrina Foschini, nel 2014 con il titolo L’amore non ha niente a che fare con l’amore. Verónica Jiménez ha ricevuto nel 2013 il premio Migliore Opera Letteraria del Consiglio della Cultura del Cile, per il suo saggio Cantores que reflexionan. Cultura y poesía popular en Chile.


Nada tiene que ver el amor con el amor
nada tiene que ver la sed con el agua que arrebata
ni la primavera con la flor que se desprende del tallo.
Son solo ejemplos.

El amor tiene que ver con la costumbre de mirarse a los ojos repetidas veces
el amor tiene que ver con la costumbre
de buscar en los ojos contrarios el eco de un relámpago
o palabras amables tras las máscaras estrictas del silencio.

No tienen que ver con el amor las prolongaciones del estío
ni las hojas que se desprenden exhaustas de los árboles
ni las hojas que se aferran como gusanos de los árboles.
Es un ejemplo.

El amor tiene que ver con una casa aplastada por la lluvia
con habitaciones a oscuras y con charcos
con las tristes camisas aferradas al vacío del aire
con los chalecos sin destino empujados al fuego
con un par de ojos sofocados en su espejo.

El amor tiene que ver con la costumbre de mirarse a los ojos repetidas veces
y atizar las llamas de los charcos repetidas veces
y alojar la lluvia en habitaciones oscuras repetidas veces.

El amor tiene que ver con huir de nuestras habitaciones
con fundar en el barro una nueva ciudad para guarecernos
con vestirnos en nombre del amor con una nueva guirnalda de granizos
con detestar en nombre del amor los frutos y los árboles.

Nada tiene que ver el amor con el amor.
Nada tiene que ver el amor con las palabras que engendra.



 
L’amore non ha niente a che fare con l’amore
non ha niente a che fare la sete con l’acqua che dirompe
né la primavera con il fiore che si stacca dallo stelo.
Sono solo esempi.

L’amore ha a che vedere con l’abitudine di guardarsi più volte negli occhi                                                         
ha a che vedere con l’abitudine
di cercare negli occhi avversi l’eco di un lampo
o parole gentili dietro le maschere severe del silenzio.

Non hanno niente a che fare con l’amore i prolungamenti dell’estate
né le foglie che si staccano esauste dagli alberi
neanche quelle che agli alberi si aggrappano come tarli.
È un esempio.

L’amore ha a che fare con una casa distrutta dalla pioggia
con stanze al buio e le pozzanghere
con le tristi camicie avvinghiate al vuoto dell’aria
con i maglioni senza scopo sospinti nel fuoco
con un paio di occhi soffocati nel loro specchio.

L’amore ha a che fare con l’abitudine di guardarsi negli occhi più volte
e riattizzare le fiamme delle pozzanghere più volte
e ospitare la pioggia nelle stanze buie più volte.

L’amore ha a che fare con la fuga dalle nostre case
col fondare nel fango una nuova città per metterci al riparo
col vestirci in nome dell’amore di una nuova ghirlanda di grandine
col rinnegare nel suo nome i frutti e gli alberi.

L’amore non ha niente a che fare con l’amore.
Non ha niente a che fare l’amore con le parole che feconda.






Cuerpos contrarios
 

La luz es sedentaria, la oscuridad
nos empuja en cuatro direcciones
con la velocidad de la risa o del pánico.


Atrévete a cruzar cuerpos contrarios
aunque descubras que los pies
son el contrasentido de los pies
buscando veredas transitorias
en la noche. Ve y entra
en esos cuerpos
y si alguien pide que te detengas
en el momento en que tus manos
enumeran manos y cuanto has tocado
es ocupado por un viento vertical
no lo escuches, atrévete
a poblar surcos contrarios, como
el noctámbulo hace emigrar
cuanto ha tocado
hacia una luz que se derrumba
al apagar la lámpara.



 
Corpi avversi
 

La luce è sedentaria, l’oscurità 
ci spinge in quattro direzioni
alla velocità del riso o dello spavento


Abbi il coraggio di incrociare i corpi avversi
anche se ti accorgi che i piedi
sono la contraddizione dei piedi
cercando marciapiedi transitori
nella notte. Va e penetra
nei loro corpi
e se qualcuno ti chiede di trattenerti
nel momento in cui le tue mani
contano mani e quanto hai toccato
è preso da un vento verticale
non lo ascoltare, abbi il coraggio 
di abitare solchi avversi, come
il nottambulo fa migrare
quanto ha toccato
verso una luce che sprofonda
nella lampada spenta.






Comprender de pronto
el lugar más propicio de la flor
la conmemoración exacta del pétalo
que se desgaja, cae y se desvanece
en un sueño ya sin sobresaltos.

La inanición del esqueleto
el crecimiento tenaz de las uñas
sin más propósito
que rasguños imaginarios en la madera.

La flor pierde las mieles que la humectan
la carne se repliega hacia el vientre de la nada.



 
Comprendere all’improvviso
il luogo più propizio per il fiore
l’esatta commemorazione del petalo
che si sfoglia, cade e si dissolve
in un sogno senza più sussulti.

La consunzione dello scheletro
la crescita tenace delle unghie
senza altro scopo
d’immaginari graffi nel legno.

Il fiore perde i nettari che lo intridono
la carne si ripiega verso il ventre del nulla.






 
Las visiones de la luz
sobre las solitarias estepas de la piel.

Bajo el mantillo
los ritos funerarios del amor
abren las hojas.

Una estrella moja a la otra
como antes al cuerpo rígido.

Aguas de dolor, tallo
desgajado.



I miraggi della luce
sulle steppe solitarie della pelle.

Sotto il suolo
i rituali funebri dell’amore
lacerano le foglie.

Una stella bagna l’altra
come prima bagnava il corpo irrigidito.

Acque di dolore, germoglio
estirpato.






 
Con luz de astros fabrica una linterna
para buscar bajo las cenizas
estatuas fijas o cadáveres en movimiento:

este es un brazo y yace colgado de la lámpara
estos son los ojos acostumbrados a mirar hacia adentro.

La boca arroja piedras al precipicio
y el cuerpo
se vacía de todos los nombres.

El cuerpo intenta entrar en lo que queda
cuando cesa el apareamiento de los astros.



Con la luce degli astri costruisce una lanterna
per cercare sotto le ceneri
statue immobili o cadaveri in movimento:

questo è un braccio e giace aggrappato alla lampada
questi sono gli occhi avvezzi a guardare all’interno.

La bocca lancia pietre nel precipizio
e il corpo
si svuota di tutti i nomi.

Il corpo tenta di entrare in quello che rimane
quando finisce l’accoppiamento degli astri.




(Traduzione di Sabrina Foschini)
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