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POESIA COLOMBIANA : Juan Manuel Roca

POESIA COLOMBIANA : Juan Manuel Roca

29 Luglio 2017
Juan Manuel Roca, nato a Medellín nel 1946, è oggi uno dei poeti colombiani più noti. Ma è anche narratore, saggista, critico d’arte e giornalista. Ha pubblicato venti raccolte poetiche, oltre che varie antologie, e ha ottenuto numerosi e prestigiosi premi, di poesia e non solo. È stato tradotto in inglese, francese, italiano, russo, giapponese, greco, rumeno, portoghese, tedesco e svedese.
Lo scorso anno abbiamo dato alle stampe un’antologia poetica, Testimone d’ombre / Testigo de sombras, la cui selezione fu opera dello stesso Roca. Così l’autore apriva il libro:
 
Arte poetica
 
Come le maschere del teatro Noh, degne di andare sopra quelle create da Dio, come quelle maschere che esplorano e coprono l’anima più che il viso, come le maschere delle fate del sake che nascondono la loro raffinatezza e il loro dolore, così vorrei la mia parola.
 
 



MONÓLOGO DE JOSÉ ASUNCIÓN SILVA
 
 
La ciudad que me rodea
Y se duplica en los charcos de la lluvia
Tiene un ropaje de sombras.
El viento que viene del páramo de Cruz Verde
Con su negro levitón nocturno
Rasguña los vitrales de la casa,
Se cuela en los campanarios,
Golpea
Los aldabones de bronce de la Candelaria.
               
                Ese viento, mi alma es ese viento.
 
Entre cercanos silencios
Resuenan las guerras del país
Mientras tintinea el quinqué
Con el que alumbro mis confusos libros
De comercio.
 
                 Ese viento, mi alma es ese viento.
 
Los corrillos de seres embozados
Murmuran a mi paso. Figuras fijas al paisaje,
Estatuas de nieve a la entrada de una iglesia,
Maniquíes
Apenas movidos por el frío cuchillo del
Páramo.
                 
                 Ese viento, mi alma es ese viento.
 
¿Quién dibuja en mi blusa el mapa del corazón?
¿Quién traza un centro a la ruta de mi fiebre?
 
La hermana muerta atraviesa el patio:
Su voz ya pertenece
A las construcciones secretas del vacío.
 
                   Ese viento, mi alma es ese viento.
 
La aldea despereza su piel de adormidera,
Filtra una luz en los costados de la plaza
A una hora en que la ciudad parece viva.
Hablo de su lentitud, de su pasmosa fijeza:
Mientras concluye el gesto de un hombre
Que lleva de la mesa a la boca su pocillo,
Cruza la eternidad, el mundo cambia de
Estaciones,
Pasan las guerras, hay futuros en fuga
Y el hombre no termina el ademán
Que funde sus labios a la taza de café.
 
Todos parecen tocados de embrujo,
Acaso miren en su quietud
El pájaro invisible
Que les señala un oculto retratista.
Y de nuevo, el viento.
 
             Ese viento, mi alma es ese viento.
 
Un disparo más, dirá el vecindario,
Un disparo más en las eternas guerras
Del olvido.
La vida, esa feroz bancarrota.
 
Para Ricardo Cano Gaviria







 
MONOLOGO DI JOSÉ ASUNCIÓN SILVA
 
 
La città che mi circonda
E si raddoppia nelle pozzanghere della pioggia
Ha un vestiario d’ombre.
Il vento che viene dalla landa di Cruz Verde
Con la sua grossa finanziera notturna
Graffia le vetrate della casa,
S’infila nei campanili,
Percuote
I battagli di bronzo della Candelaria.
 
            Quel vento, la mia anima è quel vento.
 
Tra vicini silenzi
Risuonano le guerre del paese
Mentre tintinna il lume
Con cui illumino i miei confusi libri
Di commercio.
 
            Quel vento, la mia anima è quel vento.
 
I capannelli di esseri coperti
Mormorano al mio passare. Figure fisse nel paesaggio,
Statue di neve all’entrata di una chiesa,
Manichini
Appena mossi dal freddo coltello della
Landa.
 
            Quel vento, la mia anima è quel vento.
 
Chi disegna sulla mia blusa la mappa del cuore?
Chi traccia un centro sulla rotta della mia febbre?
 
La sorella morta attraversa il cortile:
La sua voce appartiene
Alle costruzioni segrete del vuoto.
 
            Quel vento, la mia anima è quel vento.
 
Il borgo stiracchia la sua pelle di papavero da oppio,
Filtra una luce dai fianchi della piazza
In un ora in cui la città sembra viva.
Parlo della sua lentezza, della sua sorprendente fissità:
Mentre si conclude il gesto di un uomo
Che porta dalla tavola alla bocca la sua chicchera,
Passa l’Eternità, il mondo cambia
Stagioni,
Passano le guerre, ci sono futuri in fuga
E l’uomo non termina il gesto
Che unisce le sue labbra alla tazza di caffè.
 
Sembrano tutti toccati dall’incantesimo,
Guardano forse nella loro immobilità
L’uccello invisibile
Che indica loro un nascosto ritrattista.
E di nuovo, il vento.
 
             Quel vento, la mia anima è quel vento.
 
Un altro sparo, dirà il vicinato,
Un altro sparo nelle eterne guerre
Della dimenticanza.
La vita, questa feroce bancarotta.
 
Per Ricardo Cano Gaviria
 
 
 
 





 
PARÁBOLA DE LAS MANOS
 
 
Esta mano toma un fruto,
La otra lo aleja.
Una mano recibe al halcón, se quita un guante,
La otra lo ahuyenta, prende una antorcha.
Una mano escribe cartas de amor
Que su equívoca siamesa puebla de injurias.
Una mano bendice, la otra amenaza.
Una dibuja un caballo,
La otra, un puma que lo espanta.
Pinta un lago la mano diestra:
Lo ahoga un río de tinta, la siniestra.
Una mano traza la palabra pájaro,
La otra escribe su jaula.
Hay una mano de luz que construye escaleras,
Una de sombra que afloja sus peldaños.
Pero llega la noche. Llega
La noche cuando cansadas de herirse
Hacen tregua en su guerra
Porque buscan tu cuerpo.
 
 

 




 
PARABOLA DELLE MANI
 
 
Questa mano prende un frutto,
L’altra lo allontana.
Una mano riceve il falco, si toglie un guanto,
L’altra lo mette in fuga, accende una fiaccola.
Una mano scrive lettere d’amore
Che la sua ambigua siamese riempie d’ingiurie.
Una mano benedice, l’altra minaccia.
Una disegna un cavallo,
L’altra, un puma che lo spaventa.
Dipinge un lago la mano destra:
Lo annega in un fiume d’inchiostro, la sinistra.
Una mano traccia la parola uccello,
L’altra scrive la sua gabbia.
C’è una mano di luce che costruisce scale,
Una d’ombra che svita i suoi gradini.
Ma giunge la notte. Giunge
La notte quando stanche di ferirsi
Fanno la tregua nella loro guerra
Perché cercano il tuo corpo.
 




 
Da: Juan Manuel Roca, Testimone d'ombre / Testigo de sombras, Traduzione di Emilio Coco, Raffaelli Editore 2016
 
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