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POESIA AUSTRIACA : Peter Handke

POESIA AUSTRIACA : Peter Handke

16 Novembre 2016
È stato recentemente riproposto da Einaudi, e ne siamo felici, nella stessa versione curata da Kitzmüller Gedicht an die Dauer di Peter Handke, tradotto a suo tempo (1988) con una sintonia felice e perfetta come Canto alla durata da Hans Kitzmüller per la sua piccola casa editrice "Braitan" di Brazzano in provincia di Gorizia — situata sullo sfondo del paesaggio friulano del Carso così noto e caro a Handke. Per festeggiarne l'evento, ve ne proponiamo due brani apparsi per noi nell’Almanacco dei Poeti e della Poesia contemporanea n. 2 del 2014. 
Gedicht an die Dauer    

Schon lange will ich über die Dauer schreiben,
keinen Aufsatz, keine Szene, keine Geschichte –
die Dauer drängt zum Gedicht.
Will mich befragen mit einem Gedicht,
mich erinnern mit einem Gedicht,
behaupten und bewahren mit einem Gedicht,
was die Dauer ist.

Immer wieder habe ich die Dauer erfahren,
im Vorfrühling an der Fontaine Sainte-Marie,
im Nachtwind  an der Porte d’Auteuil,
in der Sommersonne des Karstes,
im vormorgendlichen Heimweg nah einem Einssein.

Diese Dauer, was war sie?
War sie ein Zietraum?
Etwas Meßbares? Eine Gewißheit?
Nein, die Dauer war ein Gefühl,
das flüchtigste aller Gefühle,
oft rascher vorbei als ein Augenblick,
unvorhersehbar, unlenkbar,
ungreifbar, unmeßbar.
Und doch hätte ich, mit ihrer Hilfe,
welchen Widersacher auch immer
anlachen und ihn entwaffnen können,
hätte die Meinung,
ich sei ein böser Mensch,
umgewandelt in die Überzeugung:
“Er ist gut!”,
wäre, gäbe es einen Gott,
das Gefühl der Dauer lang dessen Kind gewesen.

[…]



Unnötig vielleicht, zu sagen,
daß keine Dauer ausgeht
von den taglichen Katastrophen,
den sich wiederholenden Widrigkeiten,
den neuaufflammenden Kämpfen,
dem Zählen der Opfer.
Der wie üblich verspätete Zug,
das dich wieder einmal mit dem Pfützendreck
überschüttende Auto,
der dich mit dem einem Finger
über die Straße winkende schnurrbärtige Polizist
-an der Stelle des glattrasierten von gestern-,
die alle Jahre an einer anderen Stelle
wiederkehrende Stinkmorchel im Gartendickicht,
der dich allmorgendlich anknurrende Nachbarhund,
die mit jedem Winter neu aufjuckenden Kinderfrostbeulen,
die immergleichen Schreckensträume
vom Verlorengehen der Liebsten,
das ewige plötzliche Einanderfremdwerden
zwischen zwei Atemzügen,
das Elend der Heimkunft ins Heimatland
nach deinem Weltforschungsreisen,
jene Myriaden vorweggenommener Tode
in der Nacht vor dem erstenVogellaut,
die tägliche Attentasnachricht im Radio,
das täglich niedergefahrene  Schulkind,
die täglichen bösen Blicke des Unbekannten:
Das alles vergeht zwar nicht
-wird nie vergehen, wird nimmer aufhören-,
doch es hat keine Dauerkraft,
es strahlt nicht die Wärme der Dauer aus,
es gibt nicht die Tröstung der Dauer.
[…]
            




 

CANTO ALLA DURATA

È tanto che voglio scrivere qualcosa sulla durata,
– non un saggio, non un testo teatrale, non una storia –
la durata induce alla poesia.
Voglio interrogarmi con un canto,
dire e affidare a un canto
cos’è la durata.

Quante volte ho avvertito la durata
nei primi segni di primavera alla Fontaine Sainte-Marie,
nel vento notturno della Porte d’Auteuil,
nel sole estivo del Carso,
nell’incamminarmi all’alba verso casa dopo un abbraccio!

Quel senso di durata, cos’era?
Era un periodo di tempo?
Qualcosa di misurabile? Una certezza?
No, la durata era un sentimento,
il più sfuggente di tutti i sentimenti,
spesso più veloce di un attimo,
non prevedibile, non controllabile,
inafferrabile, non misurabile.
Eppure con il suo aiuto
avrei potuto irridere qualsiasi avversario
e disarmarlo
e se mi considerava un uomo malvagio
l’avrei convinto a dire:
“Egli è buono!”
e  se esistesse un dio
sarei stato la sua creatura
finché provavo quel sentimento della durata.

[…]




Inutile forse dire
che la durata non nasce
dalle catastrofi di ogni giorno,
dal ripetersi delle contrarietà
dal riaccendersi di nuovi conflitti,
dal conteggio delle vittime.
Il treno in ritardo come al solito,
l’auto che di nuovo ti schizza addosso,
lo sporco di una pozzanghera,
il vigile che col dito ti fa cenno
dall’altro lato della strada, uno con i baffi –
non quello ben rasato di ieri –,
la morchella che ogni anno rispunta
in un angolo diverso nel folto giardino,
il cane del vicino che ogni mattina ti ringhia contro,
i geloni dei bambini che ogni inverno
tornano a pizzicare,
quel sogno terrorizzante sempre uguale
di perdere una persona amata,
l’eterno nostro sentirci improvvisamente estranei
fra un respiro e l’altro,
lo squallore del ritorno nel tuo paese
dopo i tuoi viaggi di esplorazione del mondo,
quelle miriadi di morti anticipate
di notte prima del canto degli uccelli,
ogni giorno l’attentato annunciato alla radio,
ogni giorno uno scolaro investito,
ogni giorno gli sguardi cattivi dello sconosciuto:
è vero che tutto questo non passa
– non passerà mai, non finirà mai –
ma non ha la forza della durata,
non emana il calore della durata,
non dà il conforto della durata.
[…]






da: Canto alla durata, traduzione italiana di H.KitzmĚ­üller, Baraitan edizioni, Brazzano (Gorizia) 1988.
 
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