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POESIA AUSTRALIANA : John Kinsella

POESIA AUSTRALIANA : John Kinsella

19 Novembre 2017
Sarà pronto agli inizi di dicembre il nuovo Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (2017). Per l’occasione, regaliamo ai nostri lettori la possibilità di leggere in anteprima alcune poesie inedite di John Kinsella, che vi sono contenute, nella traduzione di Maria Cristina Biggio.
John Kinsella (Perth, W.A., 1963) è «tra i più significativi e ispirati poeti internazionali della sua generazione». Autore di più di cinquanta libri tra poesia, narrativa, saggistica, critica letteraria e teatro, è stato insignito dei più importanti premi e riconoscimenti. «Nelle poesie qui presentate, traccia una vivida mappatura romana, dispiegata in un affascinante percorso che dal centro città e il lungotevere si spinge fino alla foce del fiume a Ostia antica, fino al ‘qui e ora dell’antichità’ frammentato nelle preziose tessere dei suoi mosaici.» (M.C. Biggio)
 




Workshopping Perseus & Andromeda
(beyond Giuseppe Cesari, 1568-1640)
 

We all want it displayed
            on our walls —
dead as light
            in icy realms
of altitude, from where
            he will ascend —
happening past on a Pegasus —
            Medusa-headed
shield —
            to slice away
the bonds of ferocity
            and beauty
and punishment — air-
            breathing
            sea monster
no longer at bay. Omnia
            vanitas
of ownership, mass
            production’s
            imprisonment.

 
 
 
 
 

 
Perseo & Andromeda di bottega
(oltre Giuseppe Cesari, 1568-1640)
 

Tutti noi lo vogliamo esposto
               alle nostre pareti —
i morti come luce
               nei regni di ghiaccio
dell’altitudine, da dove
               lui ascenderà —
succedendo a un Pegaso —
               scudo-Medusa
decapitata —
               per recidere
i legami di ferocia
               e bellezza
e punizione — il
               respirante
               mostro marino
non più dominabile. Omnia
                vanitas
della proprietà, prigionia
                della produzione
                in serie.
 
 
 
 
 


 
Arms and the Man (Rome). 2
          
‘Arma virumque cano’
                        Virgil
 

Breathing, tormented statue of Garibaldi
            on the brow of the Janiculum,
loads and fires his cannon of belonging,
ticking off the sun. A high point?
            We wonder demolition
or catastrophe in our unknowing,
a cloud of sulphur enveloping.
            We won’t know why
for hours, though it should add up.
Bells strike and shimmer across the city.
            The beggars you give to
and the beggars you don’t. Who sees whom.
Low rise against the decline of day,
            all the way to Sabine Farm.
 

 
 
 
 

 
Le armi e l’uomo (Roma). 2
        ‘Arma virumque cano’
                     Virgilio

 

La vivida, tormentata statua di Garibaldi
          in cima al Gianicolo,
carica e spara dal suo cannone di pertinenza,
facendo infuriare il sole. Un momento cruciale?
         Chissà quale demolizione
o catastrofe nel nostro essere ignari,
una nube di zolfo l’avviluppa.
         Non sapremo il perché
per ore, anche se dovrebbe avere un senso.
Le campane suonano e scintillano in tutta la città.
         Mendicanti a cui dai
e mendicanti a cui non dai. Un doppio sguardo.
Leggera ribellione contro il declino del giorno,
         fino alla magione in Sabina.   
 

 
 
 
 




 
Plane Trees on the Tiber
‘mortal diamond hanging round the Mall’
            John Forbes
          

Tracy reads Pliny saying
some watered the roots of plane trees
with red wine. Along the flood walls
of the Tiber, bottles mark another
historic Saturday night — broken,           
tossed or tumbling onto stone paths
below, green glass, green river,
spring shadows, hand-shaped leaves.
 
Where I walked the first night
searching for groceries, where
we walked the next day and day after —
three fates, a sunken boat, whole trees
stacked against the feet of bridges.
 
In the shade nuns walk the day,
at night, ‘mortal diamonds’
search outside their consciences.

 

 
 
 
 

 
Platani al Tevere
‘il diamante mortale che ciondola al centro commerciale’
             John Forbes

 

Tracy legge Plinio affermare
che certuni bagnavano le radici dei platani
col vino rosso. Lungo i muraglioni
del Tevere, le bottiglie marchiano un altro           
memorabile sabato notte — infrante,
scagliate o rotolate sui camminamenti in pietra
di sotto, verde vetro, verde fiume,
ombre primaverili, foglie a forma di mano.
 
Dove ho camminato la prima notte
in cerca di alimentari, dove abbiamo
camminato il giorno dopo e l’altro ancora —
tre destini, un battello affondato, interi alberi
ammassati contro i piloni dei ponti.
 
All’ombra monache si accompagnano al giorno,
la notte, ‘diamanti mortali’
cercano al di fuori delle loro coscienze.
 
 
 



 
© copyright di John Kinsella
Traduzioni inedite di Maria Cristina Biggio
 
 

 
Da: Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (2017), Raffaelli Editore 2017.
 
 
 
 
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