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POESIA ALBANESE : Visar Zhiti

POESIA ALBANESE : Visar Zhiti

26 Ottobre 2016
Già, i poeti vanno in carcere, vanno incarcerati. Visar Zhiti (1952), valente poeta, talento precoce, fu processato dal regime comunista albanese perché le sue poesie erano 'borghesi e reazionarie'. Era il 1979. Visar Zhiti si scambiava con i suoi amici, come fosse il pane, i versi di Walt Whitman e di Baudelaire, proibiti. Condannato a dieci anni di lavori forzati in prigionia, senza il diritto di voto né di pubblicazione, Visar Zhiti continuò a poetare anche nelle miniere di rame di Spac, nel Nord dell’Albania. In condizioni disumane. Poetava anche in cella d’isolamento. «Il carcere duro è stato per Zhiti il luogo estremo della genesi della sua poesia» scrive Ennio Grassi radunando alcune poesie di Zhiti in un numero di “In forma di parole” (2002). «Il canto è una forma di disobbedienza linguistica» che «getta un’ombra di dubbio su ben altro che un sistema politico: mette in discussione tutto l’ordine esistenziale», scrive Iosif Brodskij, poeta ornato con il Nobel nel 1987, vent’anni prima processato in Russia perché poeta, perciò ‘parassita sociale’. Zhiti esce dalla prigione quando Brodskij ritira il Nobel, ironia della sorte. Dagli anni Novanta recupera la possibilità di pubblicare, di essere poeta. Dal 2015 è Ambasciatore d’Albania presso il Vaticano. La poesia che si pubblica, scritta clandestinamente in carcere, è raccolta in Confessione senza altari (Diana, 2012).  (D.B.)
 


Compleanno in cella
 
 
Secondo giorno d’inverno
è il mio compleanno.
 
Ho compiuto 27 anni
la poesia è la prostituta
che mi denunciò ai poliziotti.
La cella, vagone assurdo di un treno
precipita
                       precipita.
 
Si sono vivo, ma che destino il mio
quando anche le pacifiche ali degli uccelli
                                   mi sembrano lame di coltelli.
Mi arrestarono perché avevo pensieri proibiti,
avevo scritto versi ermetici.
 
Ma più ermeticamente mi hanno rinchiuso
eppure parlano di libertà di pensiero.
La testa china
abat jour stanco
                       con la lampada bruciata.
 
Anna Frank
sul mio petto potrà riposare,
felice piangerà, afflitta sorriderà.
Sì, sì, sarà così
perché non inutilmente
ho compiuto (dopo la morte) 27 anni.
 
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